Universal Design e luoghi di lavoro
Progettare il benessere per tutti
di Erica Isa Mosca
Erica Isa Mosca
Architetta e ricercatrice sul Design for All, è founder di Inclusiva Design, realtà di consulenza e formazione che supporta aziende e organizzazioni nella creazione di spazi, servizi ed esperienze accessibili e inclusive attraverso gli approcci Universal Design e Design for All.
Ha svolto attività di ricerca presso il Politecnico di Milano e l’IDeA Center – University at Buffalo (USA). È co-direttrice del corso “Design for All Strategy” del Politecnico di Milano e si occupa di formazione specialistica su accessibilità e inclusione.
Autrice di oltre 20 articoli scientifici sul Design for All, è speaker a convegni nazionali e internazionali.
È Vicepreside del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, componente del Consiglio Direttivo dell’associazione Design for All Italia e socia CERPA Italia ETS.
Oltre l’accessibilità: un cambio di prospettiva
L’Universal Design parte da un’idea semplice ma trasformativa: progettare ambienti, prodotti e servizi che possano essere utilizzati dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente da età, abilità, genere o background culturale. Come già evidenziato da Fabrizio Acanfora in un precedente articolo su questo sito, non si tratta quindi di adattare gli spazi a esigenze specifiche, ma di ripensarli fin dall’inizio affinché siano inclusivi, intuitivi e accoglienti per una vasta gamma di utenti (Mace, 1985; Steinfeld e Maisel, 2012).
Questo cambio di prospettiva porta a riconoscere che molti ostacoli non dipendono dalle persone, bensì dai contesti in cui vivono e lavorano. Nei luoghi di lavoro, barriere fisiche, sensoriali, cognitive e organizzative possono limitare la partecipazione e il benessere dei dipendenti, influenzando motivazione e produttività.
L’Universal Design offre una risposta concreta a queste sfide, trasformando l’inclusione in una leva strategica per le organizzazioni.
Inclusione: dal rispetto delle norme alla qualità degli ambienti
Le aziende sono chiamate a garantire il rispetto di un quadro di riferimento che promuove l’inclusione e la non discriminazione. In Italia, la Legge 67/2006 tutela le persone con disabilità da ogni forma di discriminazione, mentre il principio dell’accomodamento ragionevole, previsto dal D.Lgs. 216/2003, richiede ai datori di lavoro di adottare soluzioni adeguate per consentire la piena partecipazione lavorativa. Questi riferimenti rappresentano il punto di partenza per le organizzazioni, ma non esauriscono il potenziale della progettazione inclusiva. Secondo l’approccio Universal Design, infatti, l’inclusione non riguarda esclusivamente le persone con disabilità permanenti: ciascuno può sperimentare nel corso della vita limitazioni temporanee o situazionali, evidenziando come ambienti progettati secondo la progettazione inclusiva siano vantaggiosi per tutti (Mosca, 2023).
I sette principi dell’Universal Design costituiscono un quadro di riferimento per tradurre tali obiettivi in soluzioni concrete: uso equo, flessibilità d’uso, semplicità e intuitività, percettibilità delle informazioni, tolleranza all’errore, contenimento dello sforzo fisico e adeguate dimensioni e spazi (Center for Universal Design, 1997). Applicati agli ambienti di lavoro, questi principi si traducono in soluzioni concrete: percorsi chiari e sistemi di wayfinding intuitivi, postazioni ergonomiche e regolabili, spazi flessibili per collaborazione e concentrazione e strumenti digitali accessibili, in un approccio integrato che considera la qualità fisica, sensoriale, cognitiva e sociale degli ambienti (Mosca e Capolongo, 2020).
Benessere e performance: spazi che funzionano per tutti
L’ambiente lavorativo non è soltanto uno spazio funzionale allo svolgimento delle attività, ma un ecosistema che incide profondamente sulla salute, sulla concentrazione e sulla qualità delle relazioni. Numerose ricerche dimostrano che elementi come la luce naturale, la presenza di verde e una buona qualità acustica contribuiscono a ridurre lo stress e a migliorare le performance cognitive. Già negli anni Ottanta, il ricercatore Roger Ulrich evidenziò come la vista di un paesaggio naturale potesse ridurre i tempi di recupero dei pazienti, dimostrando l’impatto significativo dell’ambiente sul benessere umano (Ulrich, 1984)
Un aspetto spesso meno evidente riguarda la dimensione sensoriale e cognitiva degli ambienti. Uffici caratterizzati da luci intense, rumori costanti o layout complessi possono generare sovraccarico sensoriale e ridurre la capacità di concentrazione. Interventi mirati, come il controllo dell’illuminazione e dell’acustica, anche tramite sensoristica ambientale, l’uso di colori neutri, la presenza del verde o la creazione di spazi di pausa a bassa stimolazione sensoriale, contribuiscono a migliorare il comfort e la produttività. L’obiettivo principale è una progettazione complessiva dello spazio che tenga conto delle diverse esigenze percettive.
Accanto alla qualità degli spazi, anche la qualità dell’informazione gioca un ruolo determinante. Segnaletica chiara, percorsi facilmente riconoscibili, documenti accessibili, strumenti digitali inclusivi e modalità di comunicazione comprensibili consentono a tutte le persone di orientarsi, partecipare e collaborare in modo efficace. In questo senso, l’informazione diventa parte integrante dell’esperienza lavorativa e contribuisce a creare ambienti più equi e accoglienti.
Inoltre, anche la qualità sociale degli ambienti, intesa come possibilità di relazione e partecipazione alla vita organizzativa, contribuisce al benessere delle persone (Mosca e Capolongo, 2023). Ad esempio, la presenza di aree break per l’interazione sociale o di spazi di lavoro informali, progettati con layout accessibili, buona intelligibilità acustica e strumenti di comunicazione fruibili da tutti, favorisce una partecipazione equa alle attività.
In quest’ottica, progettare luoghi di lavoro secondo l’Universal Design significa migliorare l’esperienza e il benessere di tutte le persone. Spazi chiari e accessibili favoriscono partecipazione, collaborazione e innovazione, rendendo questo approccio una leva strategica per organizzazioni più resilienti e capaci di generare valore e sostenere una crescita inclusiva e sostenibile.
Bibliografia
- Center for Universal Design (1997). The Principles of Universal Design.
- Mace, R.: Universal Design. Barrier-Free Environments for Everyone. Designers West,Los Angeles (1985)
- Mosca E.I. Design for All: Strategy to Achieve Inclusive and Healthier Environments. Therapeutic Landscape Design: Methods, Design Strategies and New Scientific Approaches. Springer, Cham. 2023:113–125.
- Mosca E.I, Capolongo S. Universal Design-Based Framework to Assess Usability and Inclusion of Buildings. Computational Science and Its Applications – ICCSA 2020. Springer, Cham. 2020; 12253:316
- Steinfeld E, Maisel JL. Universal design: creating inclusive environments. John Wiley & Sons, Canada. 2012.
- Ulrich RS, Zimring C, Zhu X, DuBose J, Seo H-B, Choi Y-S, Quan X, Joseph A. A review of the research literature on evidence-based healthcare design. HERD: Health Environ Res Des J. 2008;1:61–125.
